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Buone notizie e aggiornamenti da Albagnano – 8ª Ed.



Sommario

Educare l’interiorità: un investimento per le generazioni future

In un mondo che valorizza in modo estremo l’esteriorità e il successo materiale come metro di misura del proprio valore, investire sull’educazione dell’interiorità è una vera sfida. Il buddhismo offre una visione e un percorso che aiutano ad andare oltre i ruoli e le funzioni sociali che ricopriamo per abbracciare un sé più autentico e sviluppare le proprie qualità interiori. 

Al centro di Albagnano dal 2020 vengono organizzate esperienze per bambini e ragazzi con lo scopo di incoraggiare i più giovani a scoprire le proprie potenzialità interiori e ad essere fino in fondo se stessi, al di là dei condizionamenti sociali e culturali. Dal 2024 queste esperienze sono state estese con successo anche ad adolescenti e genitori. 

Abbiamo intervistato Caterina Mola che fin dall’inizio ha organizzato il “summer, winter e spring camp” ad Albagnano. Educatrice di professione e mamma di tre figli, nel 2015, durante un viaggio a Borobudur con Lama Gangchen Rinpoche, ha espresso di fronte a lui il desiderio di fare qualcosa per i bambini al centro di Albagnano. Nel 2020, anche per dare sollievo alle famiglie colpite dalla pandemia, ha contribuito ad avviare le prime attività estive per i più piccoli.

Nel 2022 il “summer camp” si struttura come esperienza residenziale in tenda e diventa ufficialmente parte delle attività del centro. Caterina racconta: “Il nostro obiettivo è quello di offrire qualcosa che spesso altrove non si trova. Vogliamo accogliere i ragazzi nella loro totalità: dare attenzione alla loro interiorità e permettere loro di esprimersi senza avere il timore di essere giudicati”. Tutte le attività dei camp avvengono in mezzo alla natura: “Inoltre, vogliamo riportare i bambini alla natura e alla fatica di ottenere qualcosa per attivare resilienza e senso di soddisfazione. Ad esempio, devono raggiungere la cima di una montagna a piedi: avere successo in questa impresa migliora l’autostima”. E aggiunge: “Vogliamo anche offrire ai ragazzi gli insegnamenti di Lama Michel. Lo facciamo senza riferimenti religiosi, anche se vengono menzionati concetti del buddhismo”.

Dal 2024 i camp hanno anche aperto agli adolescenti. Le chiedo che cosa cercano gli adolescenti che decidono di fare questa esperienza: “All’inizio magari vengono un po’ spinti dai genitori o perché ci vengono i loro amici. Poi ritornano perché si sentono ascoltati e non giudicati, si sentono a casa loro e liberi di esprimere se stessi. Per questo nei camp condividono anche le loro difficoltà e i loro problemi”. 

Le chiediamo come sono iniziate invece le esperienze formative coi genitori: “Nascono come esigenza dei genitori, che abbiamo accolto volentieri. Abbiamo notato che c’è una difficoltà a trasmettere ai figli i valori importanti e una difficoltà a comunicare coi ragazzi, oltre a paure per il loro futuro”. Caterina ci spiega meglio: “Oggi noi genitori siamo davanti a un compito non facile perché i nostri figli vivono in un contesto fondato sull’apparenza e sulla superficialità. Questo ci preoccupa. Quindi è importante metterci in gioco e fare un lavoro su noi stessi per avere qualche strumento in più per aiutare i nostri figli”. 

Caterina conclude così: “Per me si tratta di piantare dei semi per il futuro e di trasmettere un po’ anche la nostra esperienza di pace interiore e il nostro tentativo di essere e di fare cose connesse con l’essere umano e con la natura mediante la spiritualità”.

Insieme a Caterina organizzano i campi Cinzia Tumiotto e Rocio Blanco Rubio, a cui si aggiungono tante altre persone che mettono a disposizione tempo, passione e competenza. 

In particolare, fin dal 2023, collabora con queste esperienze residenziali un’associazione di giovani attori, musicisti e formatori che utilizza il linguaggio teatrale come occasione di crescita personale e di consapevolezza della propria appartenenza alla natura. Si chiama Teatro Selvatico e ha la propria sede a Torre Mondovì in provincia di Cuneo, naturalmente in mezzo a montagne e boschi.

Per Teatro Selvatico, abbiamo intervistato Isacco Caraccio e Francesca Aurilio che ci raccontano come è iniziata la collaborazione con il Kunpen Lama Gangchen. Isacco: “Avevo lasciato uno stipendio fisso al Teatro Stabile di Grosseto perché sentivo che non era il mio posto e avevo bisogno di fare un nuovo viaggio. Sono andato ad Albagnano a fare due settimane di karma yoga e, nel tempo libero, improvvisavo laboratori di teatro nel prato. Qualcuno mi fece sapere che a Lama Gangchen piaceva quello che facevo e, dall’anno successivo, Teatro Selvatico ha iniziato a partecipare ai camp coi bambini”. Francesca è invece arrivata più tardi, quando la collaborazione era già più strutturata: “Mi occupavo del coordinamento di cinque comunità per minori a Milano e ad un certo punto ho sentito anch’io il bisogno di cambiare vita. Così ho voluto dedicarmi completamente alla messa a terra della mia visione del mondo, della pedagogia e dell’arte. Mi sono coinvolta completamente nella co-progettazione di Teatro Selvatico e a quel punto sono arrivata ad Albagnano”.

A questo punto chiedo loro quali connessioni vedono tra la loro visione del mondo e quella buddhista: “È un po’ come se questi due mondi si fossero ad un certo punto ritrovati. Molti degli insegnamenti trasmessi da Lama Gangchen e da Lama Michel si incastrano perfettamente con quelli delle avanguardie teatrali che abbiamo studiato così come con la biotransenergetica. Quello che cerchiamo di fare è di portare a livello corporeo ed esperienziale i concetti di interdipendenza, impermanenza e vacuità e la natura offre uno spazio meraviglioso per farlo. Inoltre, la cultura della pace interiore di Lama Gangchen e la biotransenergetica hanno dato una cornice di senso alle pratiche che portavamo avanti in modo intuitivo già da tempo”. 

Chiedo loro quali sono stati e quali sono i loro maestri: “Anzitutto il maestro è ovunque perché abita dentro di noi: è solo lì in attesa di essere riconosciuto. Ecco perchè i veri maestri sono quelli che portano a risvegliare i maestri che abitano già dentro di noi. Il maestro, a differenza dell’insegnante, non è qualcuno che trasmette qualcosa bensì chi incarna le qualità che ci aprono a percorsi di crescita. Tra questi vorremmo ricordare Pier Luigi Lattuada, fondatore della biotransenergetica. Tuttavia ci sono anche altri maestri silenziosi: gli alberi, il bosco, i contadini che coltivano la terra e gli amici”. 

Isacco e Francesca proseguono spiegandoci che cosa desiderano trasmettere a bambini e adolescenti tramite le attività che propongono: “Anzitutto la capacità critica e la complessità del mondo: la capacità di sostare nelle domande e di interrogare la realtà con curiosità. Vogliamo anche trasmettere la responsabilità intesa non come un peso, ma come capacità di rispondere alla vita. Lo facciamo creando spazi di libertà dedicati all’ascolto autentico di sé, senza giudizio e attraverso pratiche e linguaggi che muovono i cinque corpi: fisico, energetico, mentale, emotivo e spirituale”.

Chiedo infine di dirci qualcosa sul ruolo degli adulti che lavorano con i bambini e gli adolescenti: “Il lavoro più grande di un educatore è quello di osservare i ragazzi, non di “raddrizzarli”: osservarli e dare loro la possibilità di apprendere gli strumenti per fare delle scelte, rimanendo fedeli a sé stessi e in armonia con il mondo. E noi adulti? Quello che possiamo fare è continuare ad interrogarci, a studiare e a metterci in discussione per costruire un dialogo più equo con i più giovani. Perché non possiamo chiedere a loro di aderire a qualcosa che noi non abbiamo già vissuto in prima persona”. 

I camp per bambini e adolescenti si svolgono tre volte all’anno, in primavera, in estate e in inverno, e attirano l’interesse di famiglie che vivono soprattutto nel Nord e Centro-Italia. Anno dopo anno le richieste sono cresciute e gli organizzatori sono stati costretti a mettere in lista di attesa vari ragazzi. La prossima esperienza residenziale per ragazzi e adolescenti dai 9 ai 20 anni si terrà dal 7 al 14 agosto ad Albagnano ed è possibile fare richiesta di iscrizione tramite questo form. Per informazioni, invece, scrivere a: inner_education@kunpen.it 

Nota: Per il momento le attività ai camp di Albagnano sono condotte solamente in lingua italiana.

Le donazioni libere dal sangha: un sostegno di cui rigioire

Nelle nostre attività di raccolta fondi ci sono diverse campagne continuative e a progetto cui contribuiscono tante persone. Tuttavia c’è un modo molto più semplice di contribuire, caratterizzato da spontaneità: è quello che in contabilità chiamiamo “donazione libera”. Si tratta di una modalità di sostegno con somme, tempistiche e modi imprevedibili: c’è chi viene e lascia qualcosa in reception, c’è chi utilizza il formulario presente sul sito internet versando un contributo online e, infine, c’è chi usa la carta di credito/debito alla postazione che si trova nella reception del tempio. Le donazioni libere sono la dimostrazione tangibile dell’apprezzamento e della gratitudine che le persone esprimono per gli insegnamenti di Dharma e per tutto ciò che il Centro offre.

Una novità importante da segnalare è proprio la postazione al tempio che permette di donare direttamente tramite carta di credito o di debito. Fa parte di un sistema unificato implementato alcuni mesi fa che comprende anche nuovi formulari sul nostro sito e un software di contabilità dedicato, semplice da utilizzare. Questo ha reso il lavoro di back office dei nostri operatori molto più snello e ha aggiunto una modalità nuova di donare a visitatori e frequentatori del tempio. Ciascun donatore può registrare la propria donazione con nome e email oppure farla in modo anonimo. 

Con grande sorpresa nell’anno 2025 l’ammontare delle donazioni libere ha rappresentato una somma importante di tutte quelle ricevute, pari al 12,17% sul totale, un motivo per rigioire della generosità dimostrata da tanti. Il Kunpen Lama Gangchen si sostiene soprattutto grazie alle donazioni del sangha e al contributo per le spese di gestione dell’Unione Buddhista Italiana. Siamo felici di constatare che tantissimi abbiano compreso la preziosità del loro aiuto, piccolo o grande che sia, nel sostenere il Centro. Ciascuna goccia d’acqua, insieme alle altre, forma l’oceano di mandala di Albagnano.

I monaci di Shar Gaden e il fundraising per la scuola del monastero

La preziosa presenza di cinque monaci del monastero di Shar Gaden al tempio di Albagnano prosegue uno scambio tra Oriente e Occidente che ha radici lontane e rinsalda i legami tra fratelli e sorelle spirituali del lignaggio Ganden Nyengyu. I loro nomi sono: Jampa Chöpel, Kunchok Rinchen, Dakpa Tharchin, Kunchok Namgyel e Lobsang Dondub.

L’attività del nostro tempio è stata fortemente arricchita con puja e cerimonie speciali proprio grazie alla loro disponibilità. Inoltre, i cinque monaci hanno viaggiato e viaggiano sul territorio locale, nazionale e in altri Paesi per fare cerimonie di purificazione, guarigione e benedizione. Oltre all’Italia sono stati nei centri NgalSo in Francia, in Olanda e in Brasile. Le donazioni che stanno raccogliendo vanno tutte a sostegno della scuola del monastero di Shar Gaden.

Abbiamo intervistato il preside della scuola, Geshe Nyima Lama, per conoscere più da vicino le caratteristiche della scuola e l’evoluzione che sta avendo anche grazie alle donazioni raccolte.

Geshe Nyima ci racconta che la scuola è frequentata da 330 monaci di età compresa tra i 5 ai 24 anni e che viene impartita sia l’istruzione monastica sia quella generale. Le lezioni si svolgono dalle 7.45 alle 11 per l’istruzione monastica e dalle 13.45 alle 17 per l’istruzione laica. Gli insegnanti sono monaci adulti – per le materie relative al Dharma – e giovani indiani e nepalesi per le materie di studio tecniche e di cultura generale. Nella scuola sono impegnati anche alcuni volontari stranieri.

Ci soffermiamo sull’importanza dello studio delle materie scolastiche generali – come l’inglese, la matematica, le scienze naturali e sociali, l’informatica – oltre a discipline artistiche e pratiche. Se l’istruzione monastica, e quindi lo studio della lingua tibetana, la memorizzazione dei testi sacri, la filosofia e psicologia buddhista e il dibattito, sono il cuore del percorso formativo a Shar Gaden, per muoversi nel mondo d’oggi è fondamentale avere una cultura generale e tecnica. Che i giovani monaci decidano di proseguire la vita monastica o di prendere un’altra strada, una formazione teorica e pratica è fondamentale.  

Gli chiediamo di dirci qualcosa sulle strutture in cui si svolgono le lezioni. L’edificio scolastico ha due piani e 30 aule più una stanza per lo yoga ed è al momento in costruzione un terzo piano. Inoltre, c’è la sala per il dibattito, un’ampia area senza pareti ricoperta da un tetto in lamiera. Geshe Nyima ci racconta che è anche in progetto la realizzazione di un campo sportivo multifunzionale

Al termine della conversazione tocchiamo un tema delicato. Il monastero ha avviato la richiesta di registrazione della scuola in modo che i giovani monaci possano sostenere gli esami e ottenere il diploma. Geshe Nyima ci dice che la procedura è lunga e complessa e che non sanno quando si potrà ottenere questo. 

Le donazioni raccolte dai monaci grazie alle puja private sono state fondamentali per sostenere i costi della scuola e gli studi dei monaci. Questo ha permesso a tutti coloro che sono impegnati nelle attività amministrative e didattiche di proseguire il proprio lavoro senza la preoccupazione di trovare un modo per sostenersi finanziariamente. 

Un ringraziamento speciale, quindi, va anzitutto ai cinque monaci che ci aiutano a mantenere vive le attività del tempio di Albagnano e a tutti coloro che, con le proprie donazioni, stanno contribuendo a sostenere la scuola del monastero di Shar Gaden. 

Se desideri richiedere una cerimonia/puja di guarigione, purificazione e benedizione per la casa, l’ufficio o altri ambienti di lavoro e privati, puoi scrivere alla seguente email: carlotta@kunpen.it

I ritiri al tempio di Albagnano: un’occasione preziosa per praticare in profondità

Nel nostro tempio è possibile partecipare a ritiri di meditazione collettivi più volte all’anno. I ritiri possono durare da un weekend a più settimane e sono guidati dai lama o da altri maestri residenti e non. Ultimo fra questi, a fine aprile, il ritiro dedicato a Kurukulle, manifestazione femminile della buddhità che aiuta a sviluppare il potere di attrazione verso il Dharma e verso tutte le aspirazioni virtuose. 

Abbiamo intervistato Lama Caroline e Francesco Prevosti per conoscere qualcosa in più sui benefici dei ritiri per un praticante e sulle modalità più opportune per avvicinarsi a questa esperienza, soprattutto se si tratta della prima volta. 

Lama Caroline inizia spiegando in cosa consiste un ritiro: “Fare un ritiro significa creare uno spazio tra la propria mente e il mondo ordinario nel quale viviamo, distratti da molte attività e preoccupazioni. Significa spegnere il telefono, smettere di guardare le notizie e concentrarsi su qualcosa di positivo. Ad esempio, possiamo portare la nostra attenzione al fatto di diventare più più gentili o più pacifici. Con la meditazione, piano piano sviluppiamo l’abitudine ad esserlo in modo naturale. In diverse tradizioni spirituali ci sono ritiri, non solo in quella buddhista. Il punto centrale di un ritiro è quello di trascorrere più tempo con l’attenzione rivolta all’interno piuttosto che all’esterno”.

Le chiediamo qual è la particolarità dei ritiri nella tradizione NgalSo creata da Lama Gangchen Rinpoche: “Lama Gangchen diceva di essere un lama del diciottesimo secolo che si è improvvisamente trovato nel ventunesimo secolo. Nell’approccio NgalSo tutti i metodi antichi del buddhismo tibetano sono adattati e resi accessibili ai tempi moderni perché lo stile di vita è cambiato: nei tempi antichi c’era molto tempo per meditare, non c’erano la TV, internet e le occupazioni della vita di oggi. Oggi abbiamo bisogno di metodi più diretti per guarire, recuperare e rigenerare l’energia a livello personale, ambientale e sociale”.

Le chiediamo anche un consiglio per chi si avvicina ad un ritiro per le prima volta: “Anzitutto è una cosa molto bella. Vale la pena iniziare con un ritiro breve di due o tre giorni. All’inizio sembra difficile perché non sai cosa fare e sei colto da molte distrazioni, ma piano piano impari a stare seduto e a diventare più calmo. È importante scegliere una divinità di meditazione o un soggetto da cui siamo attratti: ad esempio Chenrezig, il buddha della compassione o Maitreya, il buddha dell’amore. Fare un ritiro è come dipingere una thangka (dipinto sacro tibetano): l’immagine esce piano piano come la mente piano piano prende abitudini nuove”.

Per finire Lama Caroline invita a consultare i siti dei centri NgalSo nel mondo, a scorrere i programmi e a vedere se c’è un ritiro e luogo più conveniente per provare questa esperienza: “Partecipare online è un’opzione, ma essere presenti fisicamente è molto meglio”.

Francesco Prevosti è stato uno dei primi discepoli e collaboratori di Lama Gangchen ed è uno dei maestri del nostro Centro, per il quale guida meditazioni e insegnamenti, questi ultimi soprattutto a Milano. Francesco ci ricorda che “portare l’energia solo sullo sviluppo spirituale non è facile però ha risultati molto pregnanti. Un ritiro può avere scopi diversi, ad esempio, quello di chiarire la mente oppure aumentare la capacità di concentrazione. Un ritiro spesso è anche la conseguenza di un impegno preso durante le iniziazioni”.

Gli chiediamo di raccontarci qualche ricordo legato a Lama Gangchen e ai ritiri: “Lama Gangchen sapeva che le persone hanno poco tempo quindi, con il suo noto pragmatismo, insisteva che le persone facessero soprattutto accumulazioni di mantra. Persone molto vicine a lui, infatti, hanno fatto centinaia di migliaia di mantra nel corso degli anni. A quell’epoca Rinpoche era in generale più propenso a portare le persone in pellegrinaggio che a fare ritiri, ma è capitato che in questi contesti poi si facessero anche dei ritiri, ad esempio a Kathmandu”. 

Francesco continua raccontando: “Nelle persone ordinarie come noi, i ritiri smuovono molto internamente e fanno uscire cose del passato che magari sono state represse per anni e a volte può risultare un’esperienza piuttosto forte. Anche a seconda del mantra e della divinità di meditazione possono emergere cose diverse. Questo l’ho sperimentato su di me varie volte”. 

Anche a lui chiediamo un consiglio per chi vuole provare a fare un ritiro: “È importante tirarsi fuori dai pensieri quotidiani e fondare la partecipazione su una delle tre motivazioni del Lamrim ovvero aspirare ad una rinascita in un corpo umano, alla liberazione dalla sofferenza del samsara o all’illuminazione. Se un ritiro è fatto con motivazioni solo mondane, dal punto di vista del Dharma non ha utilità. Può essere utile per rilassarsi, ma non dal punto di vista del progresso spirituale”.

Se desideri rimanere informato sui ritiri organizzati al nostro Centro, puoi consultare il calendario sul nostro sito oppure iscriverti alla newsletter (in calce al sito web) e al canale WhatsApp.